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Sanremo: 0 Donne in Top5 e HypeMarianne



“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori” cantava Fabrizio De André.


Quel 23 ottobre 22 la certificazione di parità di genere mi portò a Genova, e prima di lei i mesi di attivismo convinto ed equilibrato, ho sempre pensato che solo con la moderazione nell’esercizio del proprio libero pensiero fosse possibile abbattere i muri, fosse possibile non spaventare i propri interlocutori, che solo il calore di chi rispetta le dinamiche acquisite, quelle della società civile, quelle delle aziende, quelle delle istituzioni, e sa attendere, con la consapevolezza della necessaria azione nel giusto momento, potesse sciogliere il blocco, instillare il seme del cambiamento.

Un cambiamento troppo spesso considerato nella sua esclusiva dimensione concettuale, eterea e per ciò stesso opinabile, manipolabile, strumentalizzabile, ben lontana dal pavimento grigio del centro storico di Genova e di tutte quelle città, cittadine e paesini italiani in cui la gente vive la propria esistenza senza i flash delle grandi piazze, e ha bisogno di risposte concrete più che di manifesti.


I manifesti servono, ma quelli che servono sono i manifesti intellettuali e non i pubblicitari, i pubblicitari arrivano al grande pubblico stimolandone le decisioni di acquisto sia che al centro della compravendita ci sia un prodotto, che un servizio, che la nuova immagine di un o una testimonial.

Di fatto poi si ritorna alla vita, quella vita distante dal proclama, quella vita che genera a molti insoddisfazione, frustrazione, schiavitù e rabbia, fino al prossimo spettacolo palliativo, aspettando il lancio della nuova pagnotta di pane nell’arena del Colosseo.


E se il circo può sollazzare gli animi, alleggerire e a suo modo porre i riflettori su tematiche importanti, siamo sicuri che possa essere in grado di generare consapevolezza reale e quindi cambiamento?!


E a proposito di musica quel giorno a Genova decisi di “prendere il solito”, di replicare il rito: la passeggiata in Via del Campo, al solo scopo di far visita a Faber. Sulla targa commemorativa di Fabrizio De André si legge una delle sue più celebri frasi: “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”.



Alla luce di questo monito, il giorno dopo la conclusione di #Sanremo vorrei tanto esprimere una visione positiva, e cercare di prendere il meglio, forse il meglio in questa circostanza potrebbe essere che quando la curva discendente, anche nella #musica, tocca il suo punto di minimo, non può che risalire?


Nella settimana Sanremese ho evitato di esprimere opinioni sulla qualità musicale (essendo per me lavoro credo sia corretto farlo nelle sedi opportune) e sugli interventi femministi o pseudo tali.


Riguardo alle note di colore poi, penso che contestare o giudicare questo/a o quella/o influencer, lasci il tempo che trovi, ci sarà sempre qualcuno favorevole e/o contrario, siamo tutte e tutti diversi per fortuna, ognuno di noi giudica la realtà in base a molteplici fattori, nessuno sbaglia e potenzialmente sbagliamo tutti, accettare la diversità significa mettere in atto l’inclusione, sebbene ciò non voglia dire uniformarsi necessariamente o rinunciare al pensiero critico.



La mia personale e professionale sensazione è che sia stato un Sanremo studiato per cavalcare a regola d'arte - del Marketing - una “petalosa” rosa di trend topics, con un pizzico di pinkwashing e poca realtà.



Sanremo in odore di Hype, trendtopic e Pinkwashing


Un pinkwashing che dall’Ariston si è diffuso contagiosamente all’esterno, invadendo i feed di tanti profili di Associazioni femministe che tra stole e passeggini hanno ben pensato di sfruttare l’Hype, del resto si sa che “questa cosa delle donne” fa anche guadagnare, o no?!


L’oggetto del pensiero critico non è il guadagno, bene che le donne parlino di soldi e usino tutte le loro armi per conquistare l’indipendenza, quello che stride un pochino è piuttosto l’ipocrisia della narrazione, alle spalle del pubblico dei non addetti ai lavori (di marketing e comunicazione) che probabilmente non capisce la dietrologia, impegnato com’è a risolvere il problema della sopravvivenza.


Da qui il paradosso:


Vogliamo cambiare le cose, seguiamo chi dice di voler cambiare le cose, non abbiamo il tempo di incrociare le informazioni con il ragionamento logico, assecondiamo inconsapevolmente la macchina dell’Hype, non cambiamo le cose.



A proposito di pinkwashing vi suggerisco larticolo di Valentina Grassini, così solo per capire cos’è sulla carta, mica per altro, lo trovare su thewom.it



Il Pensati Libera inciso sulla stola bianca, e gli abiti manifesto, che non so perché mi hanno fatto pensare alla Marianne francese, e con non pochi dubbi visto che la Marianne era simbolo di lotta e Rivoluzione non di Algoritmo, mi ha riportata a quel 23 ottobre, in Via Fossatello a Genova, dove qualcuno, che ha un nome, si tratta dello street artist e tatuatore Cicatrici Nere, con il suo pennarello rosso ha marchiato indelebilmente quell’altorilievo in marmo divenuto simbolo della marcia femminista a Genova, e lo ha fatto con due semplici parole “PENSATI LIBERA”.


Bello che a scriverlo sia stato un uomo, vero?!


Certo nel Festivàl della trasparenza, del rispetto dei valori sociali, in nome dell’arte e nel rispetto degli artisti che la creano, forse sarebbe stato più corretto, piuttosto che fare a gara a chi ottiene più Hype, dare a Cesare quel che è di Cesare e quanto meno citare il vero autore del pensiero, piuttosto che raccontare l’ennesima “Story” in un post, pompata dalla citazione dei super brand, continuando a crescere generazioni di ragazze e ragazzi secondo schemi illusori e vanesi, che hanno generato negli anni social mediatici solo abbassamento culturale, smarrimento, insoddisfazione e depressione (cercate i dati sulla depressione giovanili e preparatevi a sedervi), oltre che una generazione di NEET.


NEET (Not in Education, Employment or Training) Indicatore atto a individuare la quota di popolazione di età compresa tra i 15 e i 29 anni che non è né occupata né inserita in un percorso di istruzione o di formazione. Il riferimento è a qualsiasi tipo di educazione scolastica o universitaria e a qualsiasi genere di processo formativo: corsi professionali regionali o di altro tipo (tirocini, stage ecc.), attività educative quali seminari, conferenze, lezioni private, corsi di lingua, informatica ecc., con la sola esclusione delle attività formative ‘informali’ quali l’autoapprendimento. La quota dei NEET è più elevata tra le donne (24,9%) che tra gli uomini (19,3%) e nel Mezzogiorno è quasi doppia (30,9% complessivamente, 33,2% per le donne) rispetto al Centro-Nord (16,1%). Nel confronto con i Paesi dell’Unione Europea (in media 15,3%), l’Italia mostra la percentuale più elevata di NEET dopo la Bulgaria e la Lettonia. La quota meno alta si registra nei Paesi Bassi (5,8%), seguiti da Lussemburgo (6,1%), Danimarca (6,9%) e Svezia (8,3%).

Il post della discordia




“Le semplici e pur così forti parole arrivano da una fotografia scattata da Claire Fontaine che speriamo possano ispirare tutte le donne a sentirsi libere di uscire dal ruolo che è stato a loro imposto dalla società.



Le parole contano e usarle in un certo modo può far passare un messaggio piuttosto che un altro, è quello che insegnano al corso base di Marketing.


Pensiero critico: “ cosa ha fotografato la fotografa?”




Come riportato da diverse testate giornalistiche: “la frase, dunque, non sarebbe di Claire Fontaine, ma di Cicatrici Nere" che ha risposto con un intervento sui muri e con queste parole:


Pensati Libera non è uno slogan.

Pensati Libero non è un prodotto.

Pensati Libera non è una foto.

Pensati Libero non è un post.

Pensati Libera non è per una moda.

Pensati Libero non è un manifesto.

Pensati Libera non è una proprietà di qualcuno.

Pensati Libero non è per vendere.

Pensati Libera non è mercificare un’idea.

PENSATI LIBERA È UN ATTO DI VOLONTÀ per liberare le persone dalla superficiale, veloce e soffocante vita moderna.

PENSATI LIBERO È UN RESPIRO tra i rovi degli schedari, delle tabelle e degli ordini.

PENSATI LIBERA è dire “ci sono anche io” tra gli sconfitti di tutti i giorni.

PENSATI LIBERO È LÀ FUORI PER STRADA.


È una questione di consapevolezza e questa si costruisce con i dati, la società delle evidenze ci porta a misurare, e allora misuriamo Sanremo anche per quello che più strettamente lo riguarda, e non solo sulla base degli insight dei social network, che alimentano l’ego e le tasche, di questo o quel personaggio specifico e non di certo nell’interesse collettivo, parliamo di Musica e di come sia stato possibile avere 5 uomini in finale e Zero donne.



Al pubblico piacciono gli uomini? La comunità LGBTQIA+ fa sentire il suo peso?

Non è questo il punto, il punto è la rappresentanza, quanto la industry discografica italiana sta investendo sulle artiste donne?

Quante donne sono state presentate e ammesse alla Kermesse canora?

Cosa dicono i numeri?


Non possiamo stupirci del risultato, la maggioranza degli artisti in gara era uomo (65%).


Che il problema del Gender Gap esista sul palco di Sanremo è un dato di fatto


Equaly ha di recente rilevato che nel 2022 la presenza femminile nella classifica generale italiana dei più venduti e ascoltati si è attestata attorno al 10% del totale, ma le artiste nostre connazionali sono appena il 5%: per trovare la prima donna bisogna arrivare alla posizione n°33 con Elisa. – come riportanto da Wired.it



Da attenzionare anche il dettagliato articolo di Francesca Barone su Equaly che fornisce una panoramica approfondita rispetto ai dati della Classifica FIMI, a questo link








Nel report WOMEN IN MUSIC INDUSTRY. 4 GIUGNO 2021 #WomeninMusic Una ricerca esplorativa sulle donne nell’industria musicale italiana pubblicato dall’autorevole SAE Institute, con la firma di Alessandra Micalizzi – Responsabile del progetto Carolina Bollani & Giulia Franceschini – Junior researcher Ludovico Rebecchi & Stefano Sestani – Students (Junior Researcher) Anna Zò – Recruiting & Supervision, si legge:


All’interno di questo quadro, si inserisce il tema della questione di genere che attraversa tutti i settori dell’occupazione e che nell’ambito dell’industrie creative arriva con più lentezza, riscuotendo minore attenzione. I dati ci dicono che le donne sono poco rappresentate in tutti i contesti (da quello della produzione a quello strettamente artistico) e che l’Italia, rispetto ad altri mercati, è ancora indietro sia in termini di consapevolezza che di azione concreta verso il cambiamento.


Più specificamente, a livello internazionale:

• Nell’ambito della produzione il rapporto (a livello internazionale) uomo/donna è 37 a 1

• Nell’autorialità (di testi e musica) le donne sono poco più del 12%



Tirando le note




Tirando le note del discorso viene da chiedersi e controbattere al Presentatore, che ha dichiarato in diverse occasioni di voler premiare il merito piuttosto che le quote rosa:


"il merito c'è ma deve avere la possibilità di esprimersi. Le artiste meritevoli esistono, basterebbe investire su di loro, se si volesse realmente premiare l'arte e non il mero profitto"



Perché le big music company non investono sulle artiste donne?


È vero che le donne ascoltano solo le donne e quindi conviene di più "puntare" su un artista uomo per assicurarsi diversi cluster di target e un maggior guadagno?


Facciamoci una domanda e diamoci una risposta, nel frattempo pensando ai Fiori che nascono dal Letame, sempre citando De André ovviamente, apprezzabile il pensiero che è sembrato spontaneo e sentito di Marco Mengoni, che quanto meno ha speso parole gentili, e come sempre indimenticabile la potenza della Sorellanza Reale, Agita, Non Ipocrita, Non Opportunista, Non Commerciale, espressa dal gesto autentico delle Signore della Musica, Giorgia ed Elisa, innegabilmente Women Of Change.






















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